Editoriale: Lo scontro FIP-UISP

fip-vs-uisp

Se seguite il nostro sito vi sarete sicuramente accorti che quest’anno diverse società della provincia pesarese hanno dato vita ad un campionato parallelo iscritto alla UISP, denominato Blu League, anziché iscriversi ai rispettivi campionati FIP (principalmente Serie D, Promozione e Prima Divisione).

Nella scorsa settimana, a colpi di dichiarazioni incrociate e comunicati più o meno ufficiali, è scoppiata su giornali e social network una grande polemica tra FIP e UISP (e relativi associati) che ancora tarda a quietarsi. Questo editoriale pertanto non desidera gettare benzina sul fuoco, ma bensì invitare tutti ad una riflessione sullo stato dello sport più bello del mondo nella nostra regione.

Una piccola premessa: chi scrive è un ex giocatore che ha militato per anni nelle minors, ex dirigente di una minor, ed ex arbitro federale (per circa 12 anni). Questo non fa di me un esperto di pallacanestro, ma di basket locale ne ho visto tanto.

Analizzando le esternazioni delle società che hanno dato vita alla Blu League, si distinguono principalmente due motivazioni chiave circa la scissione:

  1. i campionati federali costano troppo
  2. per quello che i campionati costano il servizio reso (in termini di organizzazione e supporto) è troppo scarso

Da qui la necessità di migrare verso un’organizzazione, la UISP, che offre costi più bassi per l’iscrizione delle società e l’organizzazione dei campionati, e che promette più attenzione verso le esigenze degli associati. Inoltre nei campionati FIP esistono una serie di altri contributi obbligatori e vincoli operativi non direttamente collegati ai campionati a cui si partecipa, come i discussi contributi NAS e gli obblighi di mantenimento delle squadre giovanili (per chi milita dalla Serie D in su).

Di contro la FIP regionale (nella persona del pres. Paolini) risponde che le differenze di costo tra un campionato FIP e un campionato UISP sono irrisorie, che i malumori sono arrivati “a palazzo” quando la decisione scissionista era già stata presa e che gli arbitri e gli ufficiali di campo federali non potranno operare nel neonato campionato UISP in quanto non è attualmente attiva alcuna convenzione tra le due organizzazioni. In alcuni casi si è addirittura ventilata l’ipotesi di verificare l’idoneità dei campi in cui le squadre di Blu League giocherà.

Questi in maniera estremamente sintetica sono i fatti, a uso e consumo di chi si sia perso le puntate precedenti. Ora alcune personali riflessioni sull’accaduto.

 

Il fallimento organizzativo della FIP

E’ sicuramente inutile girarci intorno: qualcosa non ha funzionato nell’organizzazione federale negli ultimi campionati, e soprattutto prima dell’inizio di questo anno sportivo se è vero che i malumori sono arrivati negli uffici quando ormai la spaccatura era insanabile. Una protesta inascoltata è legittimata a sfociare in qualcosa di più forte, come ad esempio una scissione, e la “perdita” di 15 società sportive che hanno costretto la riorganizzazione di parecchi campionati è un fallimento su tutta la linea.
Quello che non sono riuscito a capire è il ruolo che ha avuto (se lo ha avuto) in questa storia il Comitato Provinciale Pesaro Urbino; non avrebbe dovuto fare da “collante” tra gli uffici regionali e le società? Quale meccanismo si è inceppato?

 

La battaglia dei numeri

Personalmente non ho idea di quanto costa organizzare un campionato, ma a quanto pare molti di coloro che scrivono in questi giorni ce l’hanno ben chiaro, e hanno decretato che quello FIP costa troppo. Mi sembra che alcuni numeri siano buttati lì un po’ a caso o quantomeno non sono stati correttamente contestualizzati, ma l’effetto di queste esternazioni è quello di creare confusione e di ridurre tutti i problemi del basket regionale a una semplice questione economica.

Vediamo alcuni di questi numeri (dichiarati dalle rispettive parti):

 FIPUISP
Affiliazione110,00100,00
Tassa gara 1a Div52,0043,75
Tesseramento Atleta18,009,00
Tesseramento Dirigente38,0020,00
Partecipazione 1a Div (stima totale)1318,00985,00
Partecipazione Promozione (stima totale)1458,00985,00
Partecipazione Serie D (stima totale)4500,00-
Contributo sito web-50,00

Il presidente Paolini segnala inoltre che il tesseramento FIP prevede inclusa anche l’assicurazione sportiva (cosa non prevista dall’affiliazione UISP) e che dal campionato 2005/2006 le tasse gara non sono mai salite e in alcuni casi sono diminuite (ne avevamo già parlato qui).

Prendendo per buone le cifre comunicate, calcolatrice alla mano le differenze ci sono, inutile nascondersi dietro a un dito, ma personalmente non mi sembrano abissali. E’ vero, è sempre più complicato per le piccole società mettere insieme i soldi per sostenere un campionato (a cui poi vanno sempre aggiunte le altre spese vive, come l’affitto degli impianti sportivi), ma per quanto riguarda i campionati a libera partecipazione (Prima Divisione e Promozione) non mi sembra che il divario sia tale da giustificare la rinuncia a tutta una serie di servizi (l’assicurazione sportiva in primis, considerando i numerosi over-anta che militano in questi tornei).

Da ex arbitro mi sento inoltre di ricordare che con la tassa gara le società non pagano solo l’organizzazione dell’incontro e la presenza della coppia arbitrale, ma anche la formazione tecnica pregressa e continuata di tutte le figure professionali coinvolte (direttori di gara, ufficiali di campo, giudice sportivo, commissari federali, uffici organizzativi).
Che poi in alcuni casi la formazione sia migliorabile è tutto un altro discorso.

 

Settore Giovanile, croce e delizia

Un altro tema molto dibattuto è quello relativo agli onerosi contributi NAS e all’impossibilità delle squadre di godere della promozione in Serie D perché ai costi di partecipazione si aggiungono i costi di mantenimento di un minimo di settore giovanile (15 tesserati) arrivando a triplicare l’effort economico di base (rispetto al campionato di Promozione).
La soluzione propugnata da molti? Dimezzare i contributi NAS (ammazzando di fatto il settore giovanile) ed eliminare gli obblighi di under e squadra giovanile nei campionati regionali.

Ipotesi da brivido.

Mettiamolo in chiaro una volta per tutte: amare la pallacanestro e amare giocare a pallacanestro non sono la stessa cosa.

Giocare al ribasso sul settore giovanile significa impedire il ricambio generazionale che tiene in vita questo sport, appiccicando una data di scadenza sulla sua sopravvivenza. Quando ero piccolo nel solo territorio anconetano c’erano almeno 5 società che avevano il settore giovanile, ora solamente tre, e spesso sono costrette a fondere le squadre per poter organizzare dignitosamente un campionato.

Uno può amare giocare a pallacanestro, ma amare la pallacanestro significa fare di tutto affinché si diffonda, venga praticato e formi nuovi giocatori.
In quest’ottica la scelta secessionista pesarese probabilmente è poco lungimirante; cosa faranno le società con vivaio quando i propri giocatori saranno pronti per i campionati più impegnativi (magari professionistici)? Li tessereranno in FIP o li manterranno nelle leghe parallele? O peggio chiuderanno i vivai?

 

Il capitale tecnico

Il presidente Paolini ha inoltre ribadito che in assenza di convenzione tra gli enti il proprio capitale tecnico (arbitri e ufficiali di campo) non è a disposizione della Blu League (pena la sospensione dei tecnici disobbidienti).

Su questo personalmente non ci vedo nulla di strano. Perché la federazione dovrebbe fornire personale tecnico che ha formato negli anni in assenza di accordi?
Tra l’altro non è una novità: già quando vestivo io la casacca grigia era necessario un nulla osta del CIA per poter arbitrare negli eventi collaterali (tornei e campionati).

Trovo personalmente un po’ puerile invece la questione sulla presunta non omologazione degli impianti, soprattutto pensando a quali campi in passato sono stati omologati dalla FIP per i campionati minor nel solo territorio anconetano (qualcuno ha detto palestra degli Archi?).

 

In conclusione voglio fare un grande in bocca al lupo alle società che hanno organizzato la Blu League; hanno fatto una scelta che non condivido, ma comunque una scelta coraggiosa e che va rispettata sotto ogni punto di vista.
La mia speranza è che le società secessioniste possano dare vita ad un dibattito con la FIP per poter ricucire lo strappo e tornare a confrontarsi sugli stessi campi.

Un’ultima provocazione: se le parti in causa avessero parlato tra di loro la metà di quello che stanno facendo ora a mezzo stampa forse non ci sarebbe stata nessuna secessione.

 

Fonti e approndimenti:

Altri articoli che ti potrebbero interessare

A riguardo Alessio Marinelli 1534 articoli
Fabbro cestistico di pluriennale esperienza, momentaneamente fermo per un crociato schiantato. Veste i colori del P73 Conero dal 2005 e si è posto l'obiettivo di portare il basket minor alla ribalta delle cronache sportive.